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lunedì 8 agosto 2016

Pensieri che edificano l'anima

Ripubblico l'e-mail di una lettrice attratta dall'adorazione eucaristica.

Carissimo Cordialiter,
                                    più passa il tempo e più mi sento come un pesce fuor d'acqua. Al lavoro, in famiglia, con gli amici, sento che ho ben poco da condividere con gli altri; non ho interesse a parlare di gossip, di cosa fanno o non fanno gli altri, di attualità o di politica... il mio unico interesse è Gesù.

Ho provato a parlare della mia fede, dell'importanza della preghiera e dell'affidamento in Dio, ma ho ricevuto solo incomprensione e derisione. Per molta gente che ho incontrato, avere fede e desiderare di passare il proprio tempo in contemplazione o in adorazione davanti a Gesù, significa perdere tempo, per cui sono stata etichettata come vagabonda e "girandolona". In realtà quando esco dal lavoro sento solo il desiderio di stare con Gesù, e il tempo mi sembra sempre così poco...

Se le persone capissero che per risolvere le liti, per unire le famiglie, per aiutare i propri figli, non servono tante parole o oggetti da comprare, ma solo preghiera, sacrifici e affidamento in Dio, quanto saremmo più felici!

Non vedo l'ora di trovare un buon monastero e chiedo giornalmente la luce per capire qual'è la Sua volontà, ma anche la forza e il coraggio per metterla in pratica. Aspetto tue notizie per i due monasteri di [...] ma anche per sapere [...].

Grazie,
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   penso che sia normale per un cristiano sentirsi “come un pesce fuor d'acqua” in questa società in cui regna il materialismo idolatrico. La mentalità del mondo è contraria al Vangelo. Presumo che il tuo stato d'animo sia condiviso da tutti (o quasi tutti) i lettori del blog. Non si possono fare compromessi, bisogna scegliere di stare o con Cristo o contro di Cristo.

I mondani non comprendono i discorsi spirituali, poiché per loro lo scopo della vita è di ammassare ricchezze, avere successo, divertirsi sfrenatamente, banchettare, ballare, ridere e scherzare. Insomma, pensano a tutto fuorché ad amare Dio e a salvare l'anima. Ecco quel che diceva Sant'Alfonso Maria de Liguori nelle celebri “Massime eterne”: “Si pensa ad accumulare ricchezze, si pensa a banchettare, a festeggiare, a darsi al bel tempo: e Dio non si serve, e a salvar l'anima non ci si pensa, e il fine eterno si tiene per bagattella! E così la maggior parte dei cristiani, banchettando, cantando e suonando se ne va all'inferno. Oh se essi sapessero che vuol dire inferno!”

Per incoraggiarti, ti riporto altri bellissimi pensieri di Sant'Alfonso:

*L'amore non sa stare ozioso. Chi ama Dio, non sa vivere senza dargli continuamente segni del suo affetto.

*Oh beati noi se questi quattro giorni di vita li spendiamo per Dio!

*S'inculchi ancora più volte amore a Dio. Chi non piglia amore a Dio, ma si astiene dal peccare solo per timore dell'inferno, sta in molto pericolo di tornare a cadere, quando cessa quella viva apprensione di timore. Ma chi giunge ad innamorarsi di Gesù Cristo, difficilmente cadrà ancora in peccato mortale. Ed a ciò molto giova il pensare alla Passione di Gesù Cristo.

*Solo l'amare Dio e salvarsi l'anima è necessario.

*Io amo Gesù Cristo e perciò ardo dal desiderio di dargli delle anime: ma prima la mia e poi un incalcolabile numero di altre.

*Si dà un gran gusto a Gesù Cristo certamente, con pensare ai suoi dolori e disprezzi patiti per noi. E chi pensa spesso ai suoi dolori ed alla sua Passione, mi pare impossibile che non s'innamori di Gesù Cristo.

*Fratelli miei: in questa vita che ci resta, o poca o molta, il che non lo sappiamo [...] facciamoci santi ed amiamo Gesù Cristo assai, perché se lo merita.

*Amiamo dunque assai Gesù Cristo, in cui troviamo il nostro Salvatore, il nostro Dio, la nostra pace ed ogni nostro bene. Ti prego perciò a dare ogni giorno un'occhiata alla sua Passione, mentre in essa troverai tutti i motivi di sperare la vita eterna e di amare Iddio, dove consiste tutta la nostra salute. Tutti i santi sono stati innamorati di Gesù Cristo e della sua Passione, e per questo unico mezzo si son fatti santi.

Spero tanto che tu possa abbandonare il mondo traditore ed entrare in un buon monastero nel quale potrai finalmente dedicarti totalmente alla vita devota che tanto desideri.

Cordiali saluti in Cristo Re e Maria Regina,

Cordialiter

domenica 31 luglio 2016

Desiderare la solitudine

Tutte le anime che amano Dio amano la solitudine, poiché nella solitudine è più facile raccogliersi ed elevare la mente al Signore. Nel silenzio e nella solitudine lo Spirito Santo parla al cuore delle sue anime dilette con parole che infiammano d'amore. Ducam eam in solitudinem, et loquar ad cor eius (Osee II, 14).

La virtù si conserva facilmente nella solitudine, mentre si perde facilmente nel conversare col mondo, ove poco si conosce Dio, e poco conto si fa del suo amore e dei beni che Egli dona a chi lascia tutto per amor suo. Diceva San Bernardo che egli aveva imparato molte più cose religiose nella solitudine dei boschi, che dai libri e dai maestri. Quindi i santi per vivere in solitudine e lontani dai tumulti del mondo, hanno amato tanto le grotte, i monti e i boschi. La solitudine sarà una fonte perenne di allegrezza per quelle anime che la cercano: ella fiorirà come il giglio in bianchezza ed innocenza di vita e produrrà i frutti di tutte le virtù. Queste anime felici un giorno saranno elevate a vedere la gloria del Signore e la sua infinita bellezza.

È certo che per mantenere l'anima unita con Dio bisogna conservar nella mente le idee di Dio e dei beni immensi che Egli prepara a chi lo ama. Ma quando noi abbiamo contatti col mondo, esso ci presenta le cose terrene, le quali cancellano le idee spirituali e ci privano dei sentimenti di pietà.

I mondani fuggono la solitudine perché nella solitudine si fan sentire i rimorsi delle loro coscienze, perciò costoro vanno cercando conversazioni e distrazioni di mondo. Al contrario, le anime che vivono con pace di coscienza, non possono non amare la solitudine; e quando si trovano tra il baccano del mondo, si sentono come pesci fuor d'acqua. È vero che l'uomo ama la compagnia; ma qual più bella compagnia che quella di Dio! Non apporta né amarezza né tedio l'allontanarci dalle creature per conversare intimamente col nostro Creatore.

Non è vero che la vita solitaria è vita malinconica; ella invece è un assaggio e principio della vita dei beati che godono un gaudio immenso nell'occuparsi solamente di amare e lodare il loro bel Dio. I santi allorché vivono in solitudine sembrano soli, ma in realtà non stanno soli, stanno con Dio. Sembrano mesti, ma non sono mesti; il mondo, vedendoli lontani dai divertimenti terreni li giudica miseri e sconsolati, ma non è così; essi in realtà godono un'immensa e continua pace. Il Signore ben sa consolare un'anima che conduce una vita ritirata. Ella è sempre piena di gioia e d'allegrezza, e innalza ringraziamenti e lodi alla divina bontà.

venerdì 29 luglio 2016

Amore per Dio

Tempo fa una ragazza emiliana mi ha confidato di sentirsi innamorata...

Caro D., in questi giorni più che mai, mi sento innamorata del nostro Gesù!

Spesso ho pensato di scriverti, perchè è davvero edificante leggerti ogni mattina, dopo la preghiera, quasi a conclusione della preghiera stessa, prima di cominciare la giornata.

[...] se puoi, ricordati di me nelle tue preghiere.

grazie ancora!

(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                   mi ha fatto molto piacere sapere che sei ancora innamoratissima di Gesù buono. In questi mesi in cui non ho ricevuto più tue notizie ho temuto che il tuo pellegrinaggio in Francia fosse andato male e che non avessi più il desiderio di donarti a Dio. Volevo scriverti per sapere se andava tutto bene, ma non l'ho fatto per non essere invadente. Sono contento che frequenti ogni giorno questo blog sulla vocazione religiosa. In effetti mi sforzo di pubblicare quotidianamente almeno un post, proprio per aiutare i lettori a riflettere ogni giorno sulla vocazione. Il nemico del genere umano vorrebbe che pensiate ad altro (beni materiali, divertimenti, successo e vanità varie) e che vi dimentichiate della vita religiosa. Bisogna contrastare questa pericolosa tentazione!

Ti confesso che mi dispiacerebbe un po' se venissi a sapere che hai donato il tuo cuore a qualche uomo della terra. Sì, la mia speranza è che tu possa essere catturata presto da Gesù buono in qualche buon monastero.

Sarebbe bello se potessi partecipare agli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola per poter comprendere meglio quel che il Signore desidera da te. Inoltre, pur sapendo che sei impegnata con gli esami universitari, spero che tu riesca a trovare una settimana di tempo per andare in un monastero per fare un'esperienza vocazionale, cioè fare esperienza di vita religiosa insieme alle suore, così potrai vedere se sei portata per questo genere di vita. Lo spero per il tuo bene! In un monastero fervoroso e osservante, non solo ti sarà facile salvarti l'anima, ma ti sarà facile anche vivere il Vangelo in maniera più profonda, senza avere le preoccupazioni materiali della vita nel mondo.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Corde Regis,

Cordialiter

giovedì 28 luglio 2016

Settimane estive in monastero

Le Monache Carmelitane del monastero di Cerreto di Sorano (Toscana), accolgono volentieri ragazze in discernimento vocazionale attratte dalla spiritualità carmelitana.



SETTIMANE ESTIVE

I week-end e le settimane estive vanno da giugno a settembre e sono tempi pensati per le giovani dai 18 ai 35 anni.

E’ un’esperienza che prevede momenti di preghiera, formazione, lavoro nel frutteto e nell’orto.

E’ possibile sostare presso prefabbricati in legno completamente autonomi, nell’aria adiacente al giardino del Monastero.

Si tratta di giornate in cui si ha la possibilità

– di vivere in un clima di silenzio e solitudine,

-di partecipare alla liturgia delle monache carmelitane tramite il Santuario,

-di cercare motivazioni alla fede

-di sperimentare un contatto con la natura circostante tramite il lavoro della terra.

Per la disponibilità contattare il Monastero:  carmelitane@gmail.com

Le settimane estive sono un tempo propizio per conoscere e approfondire la spiritualità Carmelitana

I week end hanno un carattere fortemente esperenziale e consentono attraverso l’approfondimento delle motivazioni e dei contenuti di questo stato di vita di percepire se questa forma di appartenenza all’unico Amore può essere quella a cui Dio ti chiama.

In te già è presente l’intuizione o il desiderio di appartenere totalmente a Dio?
Sei in ricerca dei segni che il Signore traccia nella tua storia?
Gesù,nel segreto, ha, in alcuni momenti, bussato al tuo cuore?
In te suscita curiosità o fascino la dimensione contemplativa e la spiritualità carmelitana?
VIENI e VEDI!
è arrivato il momento di giocarti in un ascolto disarmato di ciò che il Signore vuole da te.
Ti aspetta un cammino per comprendere dove il Signore ti chiama e come orientare
tutte le tue forze per consegnare a Lui tutto il tuo cuore.

Suore di clausura Piacenza

Alle donne emiliane che cercano un buon monastero di suore di clausura a Piacenza, o in altre città italiane, nel quale poter fare un'esperienza vocazionale per riflettere sullo stato di vita da eleggere, consiglio di scegliere uno tra i migliori, cioè uno nel quale il carisma dell'Ordine religioso preferito viene vissuto con maggiore perfezione e carità. La vita religiosa è meravigliosa, poiché consente di vivere più uniti a Gesù buono e di seguire più facilmente la via della perfezione cristiana.

Coloro che desiderano avere gli indirizzi di buoni monasteri di clausura, possono contattarmi all'indirizzo: cordialiter@gmail.com


Consigli ad una novizia per conservare il fervore della vocazione

Quando viene ripresa o accusata (anche ingiustamente di cose di poca importanza), eviti di scusarsi, ed ami con affetto speciale chi la accusa e la riprende. Ami d'esser disprezzata in tutto, nelle mansioni affidategli, negli abiti, nella stanza, nel vitto, ecc. Non si intrometta a dire il suo parere se non quando viene interrogata. Si mortifichi in tutto secondo la prudenza e l'obbedienza, nel mangiare, nel dormire, nel guardare, nel sentire ecc. Osservi la modestia sia con sé, che con gli altri. Conservi il silenzio, fuorché quando bisogna parlare o per la gloria di Dio, o per l'utile proprio o del prossimo. Durante le ricreazioni non alzi la voce, e sfugga i contrasti e tutti i discorsi vani e mondani. Cerchi sempre d'introdurre discorsi devoti, sulla vanità del mondo, sull'amore per Gesù e Maria, sugli esempi dei santi e sul modo di avanzare nel cammino di perfezione. Dopo aver commesso un difetto, faccia subito un atto di umiltà, si penta e si metta in pace. Non desideri niente, ma solo quel che vuole Dio. Non domandi consolazioni. Durante i periodi di aridità di spirito si umilii e si rassegni nelle mani del Signore.

Suore di clausura Novara

Alle donne che cercano un buon monastero di suore di clausura a Novara (Piemonte), o in altre città italiane, nel quale poter fare un'esperienza vocazionale per riflettere sullo stato di vita da eleggere, consiglio di scegliere uno tra i migliori, cioè uno nel quale il carisma dell'Ordine religioso preferito viene vissuto con maggiore perfezione e carità. La vita religiosa è meravigliosa, poiché consente di vivere più uniti a Gesù buono e di seguire più facilmente la via della perfezione cristiana.

Bisogna darsi da fare per ubbidire alla divina vocazione. Ecco cosa diceva Sant'Alfonso Maria de Liguori: Ho detto che le religiose che si son date tutte a Dio godono una continua pace; ciò s'intende di quella pace che può godersi in questa terra, che si chiama valle di lacrime. In cielo Dio ci prepara la pace perfetta e piena, esente da ogni travaglio. Questa terra al contrario è luogo per noi di meriti; e perciò è luogo di patimenti, ove col patire si acquistano le gioie del paradiso. 



[…] Vi prego poi, per quando avrete preso il santo abito, a rinnovare ogni giorno la promessa che avete fatta a Gesù Cristo di essere fedele. L'amore e la fedeltà sono i pregi primari di una sposa. A questo fine sappiate che poi vi sarà dato l'anello, in segno della fedeltà che dovete osservare del vostro amore che avete promesso a Gesù Cristo. Ma per esser fedele non vi fidate della vostra promessa; è necessario che sempre preghiate Gesù Cristo e la sua santa Madre che vi ottengano la santa perseveranza; e procurate di avere una gran confidenza nell'intercessione di Maria che si chiama la madre della perseveranza. E se vi sentirete raffreddata nel divino amore e tirata ad amare qualche oggetto che non è Dio, ricordatevi di quest'altro mio avvertimento; allora, affinché non vi abbandoniate alla tiepidezza o all'affetto delle cose terrene, dite così a voi stessa: E perché mai ho lasciato il mondo, la mia casa ed i miei parenti? forse per dannarmi? Questo pensiero rinvigoriva s. Bernardo a riprendere la via della perfezione quando si sentiva intiepidito […]. Ma bisogna che io termini di parlare, mentre me lo comanda il vostro sposo, che ha premura di vedervi presto entrata nella sua casa. Ecco, mirate da qui con quanto giubilo vi aspetta e uditelo con quanto affetto vi chiama, affinché presto entriate in questo suo palazzo regale, quale appunto è questo monastero. Andate dunque ed entrate allegramente, mentre l'accoglienza che stamattina vi sarà fatta dal vostro sposo, nel ricevervi in questa sua casa, vi è come una caparra dell'accoglienza ch'egli vi farà in vostra morte quando vi riceverà nel suo regno del paradiso."

domenica 10 luglio 2016

Canti mp3 suore di clausura

Le suore di clausura Carmelitane del monastero "Janua Coeli" di Cerreto di Sorano (Grosseto) hanno registrato numerosi canti sacri che aiutano a elevare l'animo ai beni celesti. Per scaricare gratuitamente i file mp3, cliccate qui.

Alcuni canti sono in italiano, altri in latino (canti gregoriani). Buon ascolto a tutti!

giovedì 30 giugno 2016

Diventare simili a Dio

Post scritto da una monaca Carmelitana di Cerreto di Sorano.


Quando lasciamo entrare Dio nella vita, nasce in noi un insaziabile desiderio di Lui. Tutta l’esistenza diviene un’instancabile ricerca del suo volto, ci si sente costantemente sospinte verso l’unione con Lui e si avverte il bisogno di appartenergli esclusivamente. La sequela monastica ci inoltra in questo sentiero. Nel cammino intuiamo che unirsi a Dio significa lasciarsi trasformare da Lui per andare verso l’unione della nostra volontà con la Sua ma nel procedere constatiamo che ciò comporta assaporare il dolore delle necessarie purificazioni di tutto il nostro essere: volontà, intelligenza, memoria. Dice Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein): “Quanto più Dio vuole unire a sé un anima tanto più sarà profonda e persistente la sua purificazione”. Il seducente appello alla comunione che Dio ci rivolge, se ci rivela il punto dove Egli ci vuole condurre: il nostro essere in Lui, non manca tuttavia di farci sentire tutta la lacerazione di ogni anfratto che ci lega all’io. La meta più che desiderabile, nel concreto delle nostre debolezze, si rivela alta e umanamente quasi irraggiungibile … Ci conforta  e ci sostiene la Parola: Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia (IS 43,10), ma ciò non toglie che, affinché questa Parola sia performativa, è necessario passare dallo svuotamento di tutto il nostro essere. Anzi se questa Parola può essere lirica per un cuore che l’accoglie, non si esime dal accendere in noi un fuoco interiore che mentre infiamma, brucia, consuma, purifica, fa male. Perché la libertà interiore si costruisce al prezzo di molte liberazioni: da idee prefabbricate, preconcetti, immagini di sé, pregiudizi… sentimenti e ricordi ingombranti, dalla confessione del proprio peccato, tutti frutti, come direbbe san Paolo ai Galati, dell’uomo carnale -Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri (Gal 5,13)- ossia dell’uomo che ancora non vive secondo lo Spirito volto cioè alla conformazione a Cristo.  Dice Giovanni della Croce in “Salita del Monte Carmelo: Per poter gustare il tutto, non cercare il gusto in nulla. Per poter conoscere il tutto, non voler sapere nulla. Per poter possedere il tutto, non voler possedere nulla. Per poter essere tutto, non voler essere nulla. Per giungere a ciò che ora non godi, devi passare per dove non godi. Per giungere a ciò che non sai, devi passare per dove non sai. Per giungere al possesso di ciò che non hai, devi passare per dove non hai. Per giungere a ciò che non sei, devi passare per dove non sei. Quando ti fermi su qualcosa, tralasci di slanciarti verso il tutto. Se vuoi giungere interamente al tutto, devi rinnegarti totalmente in tutto. E quando tu giunga ad avere il tutto, devi possederlo senza voler nulla. In questa nudità lo spirito, trova il suo riposo, perché non bramando nulla, nulla lo appesantisce nell’ascesa verso l’alto, nulla lo sospinge verso il basso, perché è nel centro della sua umiltà. Quando invece brama qualcosa,
proprio in essa si affatica". Il processo di purificazione si svolge senza gli aiuti delle nostre capacità ordinarie di pensare e valutare; esso supera le sottili deduzioni dei nostri saperi, delle nostre argomentazioni, delle, più o meno, abili arguzie della nostra dialettica. Questo processo si attua dentro il “buio “di una fede alimento per un’intelligenza aperta che si cimenta e si sforza di “comprendere senza comprendere”, che si lascia condurre all’abbandono di sicurezze “sapientemente” costruite, che si libera da ogni sufficienza, che si perde in cose che la superano: un’intelligenza purificata. Colui che fa la verità, viene alla Luce  (Gv 3,1-21) Sì, è un lento e faticoso aprirsi alla verità, un “Fiat” sempre più affidato a ciò che Lui è nell’intimo dell’essere. Dice ancora Giovanni della Croce : È sotto le tenebre della fede che l’anima si unisce a Dio.  Non è semplice spiegare quanto accade interiormente: quel che si comprende nella fede non sta dentro la gioia o il dolore avvertiti ma va molto oltre,  è come se si incominciasse a volere soltanto nell’amore. Entrano in campo attenzione e vigilanza, con un’umiltà coltivata momento per momento perché bisogna pur sempre, anzi più coscientemente, fare i conti con certi bisogni: legami, affetti, soddisfazioni, qualsiasi bene sensibile o anche spirituale di cui ci si accorge che la  nostra volontà si appropria senza stare nell’amore. Inavvertenze, debolezze non controllate e anche colpe volontarie… segnano il cammino ma con ferma fiducia nella fedeltà di Dio, ogni giorno rinnoviamo il nostro impegno a permanere nel Suo amore con un continuo e libero atto di adesione della nostra volontà alla sua, manifesta o implicita nelle circostanze solite o insolite che caratterizzano la giornata.  Di nuovo Giovanni della Croce afferma che: “Colui che  rifiuta di lasciarsi mortificare e spogliare della sua volontà non troverà per niente l’Amato”. Ed eccoci chiamate a purificare anche la nostra memoria. Un progressivo svuotamento di ricordi per stabilirsi nell’Unico Ricordo. Una graduale trasformazione in silenzio, una crescente liberazione da ogni immagine, fantasia, illusione, per unire tutta la memoria a Dio. Certo non è solo frutto di sforzo ma dono della Grazia: Il Signore attende di farmi grazia (Is 30,18). Il nostro compito dunque? Fare silenzio, fare vuoto, fare spazio, una memoria sempre più sobria non caricata di ciò che vediamo, sentiamo, immaginiamo o tocchiamo….libera per avvicinarsi a Dio: Avvicinatevi ed Egli si avvicinerà a voi (Gc 4,8). A suo tempo Dio farà sentire la sua azione in noi, quando lo vorrà e come lo vorrà… Da parte nostra: mai smettere di attendere.


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Per contattare le monache Carmelitane di Cerreto di Sorano scrivere all'indirizzo carmelitane@gmail.com

lunedì 1 febbraio 2016

Quale sposo scegliere?

Riporto il testo di un interessante scritto di Sant'Alfonso Maria de Liguori, rivolto ad una ragazza in ricerca vocazionale. Il tono appassionato ed evangelico è tipico di questo grande  vescovo cattolico. Preciso solamente che per agevolare la lettura ho tradotto i termini desueti e ho eseguito alcuni piccoli ritocchi. Il titolo originale della lettera è: "Avvertimenti ad una donzella che sta in dubbio dello stato che ha da eleggere".

Sorella benedetta, voi state deliberando quale stato di vita dovrete prendere. Io vi vedo agitata, perché il mondo vi vuole per sé con prender marito; anche Gesù Cristo vi vuole per sé con farvi monaca in qualche monastero osservante. Badate che da questa decisione che dovete prendere dipende la vostra salvezza eterna; quindi vi raccomando di pregare ogni giorno il Signore: e cominciate a farlo adesso che leggete il presente libretto, affinché vi dia luce e vigore di eleggere quello stato che sia più giovevole a salvarvi; affinché non abbiate poi a pentirvi dell'elezione fatta per tutta la vostra vita e per tutta l'eternità, quando non vi sarà più rimedio all'errore. Esaminate poi che cosa può meglio giovarvi e rendervi felice: se l'avere per vostro sposo un uomo di terra o Gesù Cristo figlio di Dio e re del cielo; vedete chi di costoro vi pare sposo migliore e quello eleggete. La vergine s. Agnese era di tredici anni, e perché era bellissima, si vedeva amata da molti: fra gli altri si presentò a volerla per sposa il figlio del prefetto di Roma; ma ella guardando Gesù Cristo, che la voleva per sé, rispose a quello: Io ho trovato uno sposo che è migliore di voi e di tutti i re della terra; quindi non posso cambiarlo con altri. E per non cambiarlo si contentò di perdere la vita a quella tenera età, e morì contenta, martire per Gesù Cristo. Lo stesso rispose la santa vergine Domitilla al conte Aureliano che era un gran signore; ed anch'essa morì martire, bruciata viva per non lasciare Gesù Cristo. Oh quanto si trovano ora contente in cielo queste sante fanciulle per aver fatta questa buona elezione, e se ne troveranno contente per tutta l'eternità! la stessa beata sorte capiterà a tutte le ragazze che lasciano il mondo per darsi a Gesù Cristo. Esaminate poi le conseguenze dello stato di chi elegge il mondo e di chi elegge Gesù Cristo. Il mondo vi offre i beni della terra, robe, onori, spassi e piaceri. Gesù Cristo al contrario vi presenta flagelli, spine, obbrobri e croci, giacché questi furono i beni che egli scelse per sé in tutti i giorni che visse in questa terra; ma vi offre poi due beni immensi che non può darvi il mondo, cioè la pace del cuore in questa vita ed il paradiso nell'altra. Inoltre, prima che risolviate quale stato prendere, è necessario che pensiate che l'anima vostra è eterna, e quindi dopo la presente vita, che presto finisce, nell'istante della morte dovrete passare all'eternità, in cui, entrata che sarete, vi sarà dato quel luogo di pena o di premio che avrete meritato con le opere della vostra vita. Sicché in morte, in quella prima casa che vi toccherà ad abitare, o di vita eterna o di eterna morte, ivi dovrete stare per tutta l'eternità, o salva per sempre e felice in mezzo ai gaudi del paradiso, o per sempre perduta e disperata in mezzo ai tormenti dell'inferno. Pensate pertanto che tutte le cose di questo mondo presto dovranno finire. Felice chi si salva, misero chi si danna! Ricordatevi sempre di quella gran massima detta da Gesù Cristo: Che giova all'uomo guadagnare tutto il mondo e perdere l'anima? Questa massima ha spinto tanti cristiani a chiudersi nei chiostri o ad intanarsi nei deserti, e tante donzelle a lasciar il mondo per darsi a Dio e fare una santa morte. Al contrario, considerate la misera sorte che è toccata a tante dame, a tante principesse e regine, che nel mondo sono state servite, lodate, onorate e quasi adorate: ma se le misere si son dannate, che cosa giovano loro nell'inferno le tante ricchezze, le tante delizie e i tanti onori goduti, se non se pene e rimorsi di coscienza che le tormenteranno per sempre, mentre Dio sarà Dio, senza veder mai alcun riparo alla loro eterna rovina? Ma diamo ora un'occhiata ai beni che dà il mondo in questa vita a chi lo segue, ed ai beni che dona Dio a chi lo ama e per suo amore lascia il mondo. Promette il mondo gran cose ai suoi seguaci; ma chi non vede che il mondo è un traditore che promette e non mantiene? Ma quantunque mantenesse le sue promesse, quali sono i beni che dà? dà beni di terra. Ma dà la pace, la vita contenta che promette? no; perché tutti i suoi beni allettano i sensi e la carne, ma non contentano il cuore e l'anima. L'anima nostra è stata creata da Dio per amarlo in questa vita e goderlo nell'altra; onde tutti i beni della terra, tutte le delizie e tutte le sue grandezze vanno fuori del cuore, ma non entrano nel cuore, che solo Dio può contentarlo. Anzi Salomone chiamava tutti i beni mondani vanità e bugie che non contentano il cuore, ma lo affliggono: Vanitas vanitatum et afflictio spiritus. Ed infatti l'esperienza dimostra, che chi più abbonda di tali beni, vive più angustiato ed afflitto. Se il mondo contentasse coi suoi beni le principesse, le regine, a cui non mancano spassi, commedie, festini, banchetti, bei palazzi, belle carrozze, belle vesti, gioie preziose, servi e damigelle che le servono e fanno loro corteggio, tutte queste signore sarebbero contente. Ma no; s'ingannano gli altri che le credono contente: domandate loro se godono piena pace, se vivono pienamente contente; che vi risponderanno? Che pace, che contente! Ciascuna di loro vi dirà che mena una vita infelice e che non sa che cosa sia pace. I maltrattamenti che ricevono dai mariti, i disgusti che sono dati loro dai figli, le gelosie, i timori, i bisogni della casa le fanno vivere fra continue angustie ed amarezze. Ogni donna sposata può dirsi martire di pazienza: ma se ha pazienza; altrimenti patirà un martirio in questo mondo ed un martirio più penoso nell'altro. Quando altra pena non vi fosse, i soli rimorsi della coscienza basteranno a mantenerla continuamente tormentata, perché vivendo ella attaccata ai beni terreni, poco pensa all'anima, poco frequenta i sacramenti, poco si raccomanda a Dio; e priva di tali aiuti per viver bene non può vivere senza peccati e senza continui rimorsi di coscienza. Ed ecco che tutte le promesse di divertimenti fattele dal mondo diventano amarezze e timori della sua dannazione. Povera me! dirà, che ne sarà di me nell'ora della mia morte con questa vita che conduco, lontana da Dio e con tanti peccati, andando sempre di male in peggio? Vorrei ritirarmi a fare un poco di orazione, ma le faccende della famiglia e della casa non me lo permettono: vorrei sentir le prediche, confessarmi, comunicarmi spesso, vorrei frequentare la chiesa, ma mio marito non vuole; spesso mi manca l'accompagnamento necessario e gli affari continui, la cura dei figli, le visite e tanti intrighi che non mancano mai mi tengono chiusa in casa: appena nei giorni di festa posso assistere a una messa. Pazza me, che ho voluto sposarmi! mi potevo far santa nel monastero! Ma tutti questi lamenti a che servono, se non ad accrescerle la pena, vedendo di non essere più a tempo di cambiar la sbagliata elezione fatta di andare al mondo? E se le sarà amara la vita, più amara le sarà la morte. Allora vedrà intorno al letto le serve, il marito, i figli che piangono; ma tutti questi non le saranno di sollievo, bensì di maggiore afflizione; e così afflitta, povera di meriti e piena di timori per la sua eterna salute dovrà andare a presentarsi a Gesù Cristo che l'ha da giudicare. Al contrario una monaca che ha lasciato il mondo per Gesù Cristo quanto si vedrà contenta vivendo in mezzo a tante spose di Dio ed in una cella solitaria lontana dai disturbi del mondo e dai pericoli continui e prossimi che vi sono, per chi vive nel mondo, di perdere Dio! E quanto più si troverà consolata in morte di avere spesi i suoi anni in orazioni, mortificazioni ed in tanti esercizi di visite al sacramento, di confessioni, di comunioni, di atti di umiltà, di speranza, di amore verso Gesù Cristo; e quantunque il demonio non lasci di atterrirla con la vista dei difetti da lei commessi nella sua fanciullezza, però lo Sposo Celeste, per cui ella ha lasciato il mondo, ben saprà consolarla; e così piena di confidenza morirà abbracciata col crocifisso, che la condurrà nel cielo a vivere in eterno beata. E così, sorella benedetta, giacché avete da scegliere lo stato della vostra vita, scegliete quello che vorreste aver scelto nell'ora della morte. In quell'ora, ognuna che vede finire il mondo per essa dice: Oh mi fossi fatta santa! Oh avessi lasciato il mondo e mi fossi data a Dio! Ma allora quel ch'è fatto è fatto; altro non resta che spirare l'anima ed andare a sentir Gesù Cristo che dirà: Vieni, benedetta, a goder con me per sempre; oppure: Vattene nell'inferno per sempre da me separata. A voi resta dunque di eleggere: o il mondo o Gesù Cristo. Se eleggete il mondo, sappiate che presto o tardi ve ne pentirete; quindi pensateci bene. Nel mondo son molte quelle donne che si perdono; nei monasteri quelle che si perdono sono rare. Voi raccomandatevi al crocifisso ed a Maria Santissima, affinché vi facciano eleggere il meglio per la vostra salvezza eterna. Se volete farvi religiosa, risolvete anche di farvi santa: perché se pensate di vivere nel monastero alla larga ed imperfetta, come vivono alcune monache, non serve l'entrarvi; poiché vi farete una vita infelice, ed infelice sarà anche la vostra morte. Se poi ripugnate di chiudervi in un monastero, io non posso consigliarvi lo stato matrimoniale; mentre s. Paolo a nessuno lo consiglia, fuorché in caso di mera necessità, la quale spero non esservi per voi; almeno restatevi in casa vostra ed ivi procurate di farvi santa. Per nove giorni vi chiedo di pregare Nostro Signor Gesù Cristo, di darvi luce e forza per eleggere quello stato che per voi è migliore per salvarvi. Pregate anche la Madonna, di ottenetevi questa grazia con la sua potente intercessione.

sabato 2 gennaio 2016

Dio non vuole che i monasteri assomiglino a dei lager!

Ho saputo che diverse ragazze sono uscite da certi monasteri e conventi troppo rigidi, nei quali soffrivano assai sia da un punto di vista fisico che psichico.



Carissimo D., 
                          non immagini che bella sorpresa leggere la tua mail. Mi chiedo come avrai mai fatto a sapere che ero uscita dal monastero. [...] Ogni volta che mi ritrovo a leggere il tuo blog penso sempre di aggiornarti, ma poi ci ripenso sempre, perché vorrei spiegarti tante e tante cose, e non è facile, e poi mi sono chiesta se in ogni caso ti fossi ricordato di me. Rimandavo sempre, fino ad oggi! All'inizio, quando sono uscita, non è stato per niente facile per me. Ho attraversato dei momenti che non auguro a nessuno, compresi di fortissima avversione alla preghiera. Non sono uscita per riprendermi tutto quello che avevo lasciato fuori, ma lì non potevo più rimanere. Quando ero dentro non ho mai sentito quel posto come mio, ma sono andata avanti altri mesi, perché  pensavano fosse una tentazione, lacerata dentro per il terrore di non rispondere alla chiamata del Signore. Fino ad arrivare agli ultimi giorni senza più forze, nemmeno fisiche. È stato un percorso molto travagliato, sia dentro e purtroppo anche quando ho preso la decisione di andare via. Però, come tutti i percorsi travagliati, alla fine i frutti che ne raccogli sono di valore inestimabile. Il desiderio della consacrazione, anche nei momenti bui, non mi ha mai lasciata. [...] Quante cose ho imparato, vorrei elencartele tutte, ma sarebbe impossibile. [...]

D., non ho parole per il tuo caro gesto, l'ho sentito come carezza del Signore alla sua pecorella che spesso si sente piccola, infedele e smarrita. È così che spesso mi sento, a volte anche stanca di cercare il suo Volere. Solo Lui è il senso del mio futuro, e quando ho paura di non camminare sulla Sua strada, sento come se la vita perdesse tutto il senso.

Ti chiedo di pregare tanto per me. Dio ti benedica. 

In Gesù e Maria,

(lettera firmata)



Cara sorella in Cristo,
                                      anche io penso che l'esperienza di vita monastica che hai fatto a [...] è stata comunque positiva per diversi motivi. Innanzitutto lì hai avuto una buona formazione ascetica. Invece entrare in un monastero dove non si pratica seriamente l'ascetica, cioè la ricerca della perfezione cristiana e l'unione con Dio, sarebbe stato un grosso sbaglio, perché nei monasteri rilassati la vita monastica appassisce e va in decomposizione, come è accaduto in tante case religiose.  

[...]

Ma forse la cosa più importante che hai vissuto a [...] è stata la "scuola della sofferenza". Mi spiego meglio: umanamente parlando mi dispiace molto che hai tanto sofferto sia nel fisico che interiormente (le anime nobili soffrono di più per i dolori spirituali che per quelli materiali). Ma da un punto di vista spirituale è stata una scuola straordinaria. Mediante il dolore Dio ha forgiato la tua anima e l'ha preparata per qualche missione particolare. La sofferenza è una prova d'amore nei confronti di Dio: è facile essere cristiani quando si godono le consolazioni spirituali, ma è nell'ora della sofferenza che si vede se un'anima ama davvero il Signore. Molte persone quando non sentono più le consolazioni spirituali e sono angustiate sotto il peso della croce, abbandonano la vocazione religiosa, lasciano la vita devota e si dedicano alla vita mondana.

Quante persone, dopo essere uscite dal monastero, hanno perso la fede! Tu invece non solo non hai perso la fede, ma ardi ancora dal desiderio di donare a Dio il resto della tua vita abbracciando la vita consacrata in un monastero fervoroso. Inoltre, grazie alla grossa croce che hai portato in monastero, adesso sei molto più sensibile alle sofferenze del prossimo. Qualsiasi cosa farai in futuro, dovrai spendere la tua vita nel consolare i sofferenti.

Per esempio, se diventerai monaca di clausura (come io spero), dovrai avere tanta carità e dolcezza nei confronti di quelle persone afflitte da tante tribolazioni che vengono in parlatorio a cercare un po' di conforto dalle claustrali. Ma soprattutto dovrai avere tanta carità e dolcezza nei confronti delle consorelle che soffrono. Non mi riferisco semplicemente alle sofferenze fisiche, ma specialmente alle sofferenze spirituali. Per esempio, a volte persino nei monasteri possono nascere delle incomprensioni, degli equivoci, delle divergenze, degli errori fatti in buona fede, che procurano tanta sofferenza. Basti pensare alle sofferenze che patì Santa Teresa quando stava tra le Carmelitane dell'Antica Osservanza. Oppure alle sofferenze che la stessa santa sopportò eroicamente ad Avila quando fondò il primo monastero di Carmelitane Scalze.

Adesso devo dirti una cosa importante. In passato pensavo che i monasteri si dividessero un due specie: quelli rilassati da una parte e quelli fervorosi e osservanti dall'altra. Purtroppo, mi sono reso conto che la situazione è più complessa. Tu sai che io ci tengo molto all'osservanza delle Costituzioni, ma ciò non deve avvenire a discapito della carità, che è la regina delle virtù. Ho saputo infatti che in certi monasteri osservanti sono avvenute cose "poco caritatevoli" che non solo hanno causato grande sofferenza tra le giovani religiose, ma ha portato alcune di loro a perdere la salute psichica, e a cadere in forme più o meno gravi di depressione e di esaurimento nervoso (ciò è avvenuto anche in case religiose maschili). La stretta osservanza, se non è unita alla carità fraterna, rischia di divenire pura formalità di stampo farisaico.

Per esempio, se una suora per disattenzione fa cadere un piatto per terra, la superiora non deve sgridarla con asprezza e acidità, magari usando addirittura parole offensive. San Francesco di Sales, il santo della dolcezza, quando doveva rimproverare un suo subordinato che aveva commesso qualche sbaglio, lo faceva con talmente tanta carità, serenità e dolcezza, che la persona che veniva corretta rimaneva molto edificata da tanta bontà. Questo grande vescovo era convinto che si prendono più mosche con un cucchiaio di miele che con un barile d'aceto, cioè si attirano più anime a Dio con la dolcezza che con l'acidità e l'asprezza.

Pur non conoscendo la tua amica [...], tuttavia presumo che sia una religiosa esemplare, sia perché ha avuto una buona formazione a [...], sia perché in passato ha sofferto molto. Chi ha sofferto molto comprende e consola più facilmente le sofferenze del prossimo.

[...]

La prossima volta che trovi un buon monastero, prima di iniziare ufficialmente il postulantato ti conviene fare un lungo periodo di aspirantato (almeno un mese), così potrai renderti conto se quello è davvero il tuo “habitat naturale”, oppure se non è il posto giusto per te, come è successo a [...], e potrai uscire senza grossi traumi spirituali.

Coraggio, continua la buona battaglia in difesa della vocazione (il mondo farebbe salti di gioia se abbandonassi il pensiero della consacrazione religiosa). Spero tanto che Gesù buono ti prenda presto tutta per Sé in un monastero fervoroso e ricco di carità fraterna. Adesso stai lottando contro molte avversità, ma ricorda: maggiori sono le difficoltà, più bella sarà la vittoria!

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter